LA VIGNA DELLA REGINA – 400 ANNI DI STORIA e DI ALTA PRODUTTIVITA’ ITALIANA
LA VIGNA DELLA REGINA- FOTO COVER - 6.07.18

di Laura Zini
Sommelier di www.spumantiallopera.it

In un luogo, all’interno di una antica Regia residenza e circondata da un parco rigoglioso, la cui vista domina sulla città placidamente distesa nella pianura sottostante dove il suo fiume qui ancora piuttosto vorticoso l’attraversa, sorge un gioiello barocco seicentesco, residenza prediletta di numerose sovrane sabaude, denominato Villa della Regina, in origine, Villa Ludovica, in onore della prima eletta che amò soggiornarvi, Ludovica di Savoia.

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Ludovica, andata in sposa appena tredicenne e con nozze combinate allo zio ex cardinale Principe Maurizio di Savoia, figlio del Duca Emanuele I, amava ritirarsi nella dimora voluta dallo stesso consorte, cultore delle arti e delle scienze, che volle erigerla, all’epoca in cui svolgeva ufficio presso la Santa Sede, in modo del tutto simile alle residenze dei porporati nobili delle famiglie aristocratiche laziali, che aveva avuto modo di frequentare e molto ammirare.
La realizzazione fu affidata nel 1615, ad Ascanio Vitozzi, già architetto del Castello di Rivoli, al tempo in cui il Regno Piemontese era Granducato, e la Villa sulla collina Torinese doveva essere sì di campagna, produttiva di frutti dell’orto e della vigna, ma anche luogo di studio, ritiro e meditazione, vocato alle alte dissertazioni, intellettuali e filosofiche, che qui abitualmente per volontà del Principe vi si tenevano, arrivandovi a fondare la sede dell’Accademia dei Solinghi, da lui costituita.

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Dal 1700 la Villa divenne ufficialmente Della Regina, diventando privilegiata dimora di Anna d’Orleans,  consorte di Vittorio Amedeo II, ed il vino qui prodotto allietava la vita di corte di campagna e delle dimore dei nobili della corte torinese, vino menzionato come “Vigne” dall’uso dei famosi “Cru” francesi, lingua e cultura di questi luoghi tipici di quelli d’oltralpe.
Dopo l’alternarsi dei vari regnanti, non risparmiata da ingenti danneggiamenti bellici e da un totale successivo abbandono, la Villa nel 1994, diventata parte del Patrimonio dello Stato, viene attentamente restaurata, e nel 2009 avviene il reimpianto delle barbatelle del nobile vitigno Freisa, che già qui si coltivava, con la conseguente totale ripresa della produzione del vino regio “Villa della Regina”, ad opera delle Cantine Balbiano di Andezeno.

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La manifestazione “Brindisi a Corte”, in ricordo dei fasti regi, sarà riproposta anche quest’anno a metà settembre, attraverso la riproduzione teatralizzata della vita nobiliare di Ludovica e Anna d’Orleans, con aperitivo e degustazione di cibi, attraverso un percorso esperienziale che si sviluppa anche nelle contigue cornici regali : nel Castello d’Agliè, nella Venaria Reale, nel Castello della Mandria, nel Castello di Rivoli, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Castello di Moncalieri e nel Castello Cavour di Santena.

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L’occasione di risollevare il sovrano Calice della Regina regala la certezza di avere ritrovato un tesoro in più del nostro Paese e che ci accomuna alle altre due capitali europee Parigi e Vienna, che pure vantano storici vigneti urbani, con il pregio in più che la nostra città Sabauda può fregiarsi dell’importante marchio DOC di Qualità: “Collina Torinese”, merito delle numerose storiche Vigne Torinesi che nel 1791 si calcolavano in 441 con annesse ville, di cui oggi ne rimangono restaurate 322.

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Dal 2016 l’Associazione Villa della Regina ha aggiunto al gemellaggio del 2014 con il Clos Montmartre di Parigi quello del Castello di Schönbrunn, il Wiener Gemischter Satz di Vienna, realizzando così, il primo network dei vigneti urbani d’Europa, di cui i tre vini urbani: Clos Montmartre, Freisa di Chieri Superiore “Vigna Villa della Regina” e Wiener Gemischter Satz, sono gli autorevolissimi rappresentanti.

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La produzione di uva dal Vigneto Reale di Villa della Regina è davvero limitatissima e di nicchia: dal 2011 ad oggi sole 3.600 bottiglie numerate, 80 Magnum (da 1,5L), 16 Jeroboam (da 3L), di un vino aristocratico e avvolgente, di lunga persistenza, che richiama l’abbinamento di tradizione agli arrosti di selvaggina da piuma, pratica assidua di questi territori.

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Lunga vita al  VINO della REGINA … Prosit!

 

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