IL PIEMONTE E I SUOI “ARISTOCRATICI” VITIGNI
IL PIEMONTE E I SUOI ARISTOCRATICI VITIGNI - FOTO COVER - 21.02.18

di Maura Gigatti
Sommelier

 

Il mondo del vino è in continua evoluzione e l’approccio delle nuove generazioni svolge un ruolo determinante nella reinterpretazione  delle tradizioni con aspetti sempre più curiosi.
Sono da poco entrata a fare parte dell’associazione “Le Donne del Vino” dove emerge quanto il lavoro di alcune  produttrici sta cambiando la storia del vino di oggi ed in particolare in una regione a me molto cara: il Piemonte.

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Una regione che vanta una consolidata storia di sovrani e aristocratici, ma anche di epoche geologiche che hanno formato terreni unici per la produzione di un nobile vitigno, il Nebbiolo.
La bellezza dei paesaggi inizia dal Nord del Piemonte, a Maggiora (NO) circonda Le Cantine Del Castello Conti dove le sorelle Elena, Anna, Paola continuano la tradizione del papà Ermanno nella produzione del Boca Doc, vino in cui lo Spanna (Nebbiolo)  si unisce ai vitigni Vespolina e Uva rara attraverso la “maggiorina”, un antico sistema di coltivazione della vite grazie ad un sottosuolo ricco di porfido rosa che dona longevità al vino.

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Percorrendo la Valsesia, nella provincia di Vercelli, terra vocata per la produzione di riso, a Gattinara si trova l’Azienda Antoniolo dove Lorella Zoppis , attuale Presidente del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, continua la passione tramandata dalla mamma Rosanna, che con tenacia e caparbietà è stata una delle prime donne a ricoprire un ruolo importante nel mondo del vino.
I terreni di origine vulcanica della zona donano profondità e raffinatezza minerale nei tre vini rappresentativi dell’azienda: Osso San Grato, San Francesco, Castelle.

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Nel 1974 sono stati i primi “Cru” a comparire in etichetta sulle bottiglie. Le dolci colline di Gattinara mi conducono da Cinzia dell’Azienda Travaglini, figlia di Giancarlo  colui che nel 1958 ha ideato la bottiglia dalla forma di un decanter.
Piacevole e intrigante Nebolé lo Spumante metodo classico di Nebbiolo vinificato in bianco, affina per almeno 5 anni in bottiglia.

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Eccomi nel cuore del Patrimonio dell’Unesco, dal 2014 Langhe e Roero sono stati nominati patrimonio dell’Umanità. La mia destinazione è da Daniela di Antica Cascina Conti di Roero, un’azienda nata negli anni ’50 che si trova a Vezza d’Alba nel cuore del Roero, zona in cui  fino a 2 milioni di anni fa c’era il mare.
Il terreno ricco di conchiglie e  fossili marini, di formazione sabbiosa  dona ai vini finezza ed eleganza.

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Il nebbiolo si arricchisce di bollicine nello Spumante metodo Classico “Maria Teresa” nella versione rosé, fresco e brioso è “San Giovanni” nella versione in bianco in unione del vitigno Arneis, l’uva bianca dai chicchi dolci e succosi coltivata tra i filari del Nebbiolo per essere mangiata dagli uccelli e tutelare il nobile vitigno.

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Il mio viaggio nel mondo enologico femminile, termina nella più antica azienda del paese, le Cantine dei Marchesi di Barolo,  nel palazzo prospiciente il Castello, luogo in cui nel 1800 Carlo Tancredi Falletti sposa Juliette Colbert, la donna che  diede valore al Re dei vini: il Barolo!

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Una storia che si incrocia  con la famiglia Abbona la quale acquisì le antiche cantine e continua a produrre vini di alta qualità.  Vini che grazie a Anna, moglie di Ernesto Abbona, possono essere degustati al calice nella Foresteria, il primo  ristorante che nel 1997 è stato aperto al pubblico all’interno di una cantina.
Consiglio il Barolo Docg “Cannubi”, le radici del  Nebbiolo  penetrano nelle marne grigio-bluastre ed esaltano profumi  ricchi di struttura e longevità.

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Puoi trovare i consigli di Maura Gigatti su www.idumatt.it

 

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Credits – Foto Sergio Massano

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